Il Mio Viaggio con i Tarocchi: Dalla Frustazione alla Comprensione

Nel mio percorso con i Tarocchi Camoin-Jodorowsky per la crescita personale, ho attraversato momenti di rivelazione e frustrazione. Dopo il mio primo incontro con i Tarocchi e la scoperta dei Camoin-Jodorowsky (come raccontanto in un mio precedente articolo tarocchi metodo evolutivo) mi dedicai con passione allo studio. Da autodidatta, mi sembrava di navigare in un mare sconfinato. Il libro che accompagnava queste carte era immenso: un pozzo infinito di insegnamenti che mi affascinava e, allo stesso tempo, mi metteva alla prova. Ricordo di aver pensato più volte: “Non ce la farò mai”.

Eppure, non mi arresi. Avevo il mazzo sempre con me, li praticavo con amici e conoscenti specificando sempre “non faccio la cartomante ma uso il mazzo Camoin-Jodorowsky pr la crescita personale”. Mi allenavo cercando di affinare la mia capacità di lettura. Credevo di aver raggiunto un buon livello di comprensione e di esperienza. Ma poi… arrivò l’incontro che cambiò tutto.

Quando iniziai a collaborare con Cristóbal Jodorowsky, mi trovai improvvisamente di fronte a una profondità che non avevo mai nemmeno immaginato. La distanza tra ciò che credevo di sapere e ciò che intuivo essere possibile era sconcertante. Mi sentii sopraffatta, quasi tradita dai Tarocchi stessi. Come avevo potuto pensare di aver capito davvero?

Lì nacque la mia rabbia. Rabbia verso di me per aver creduto di sapere più di quanto sapessi davvero. Rabbia verso i Tarocchi, perché mi sembrava che mi avessero ingannata, illudendomi con la loro apparente semplicità. Li odiai. Li lanciai per aria, esasperata, quasi volessi liberarmene, quasi fossero loro la causa del mio senso di inadeguatezza.

Ma cosa stava succedendo dentro di me?

Quello era un momento cruciale del mio percorso. Mi trovavo di fronte a una scelta: restare nel mio terreno sicuro, accontentarmi del livello che avevo raggiunto, oppure attraversare quel dolore, quella frustrazione, e andare oltre. La rabbia era il segnale che qualcosa in me si stava rompendo per fare spazio a una nuova comprensione.

I Tarocchi Camoin-Jodorowsky, come ogni vero strumento di indagine profonda, non sono semplicemente un mezzo per “leggere il futuro” o interpretare simboli. Sono specchi della psiche, porte verso ciò che è nascosto, strumenti di trasformazione. E io, in quel momento, non ero più solo un’apprendista che giocava con le carte: ero davanti a un bivio esistenziale.

Fu necessario del tempo per fare pace con i Tarocchi. Dovetti lasciare andare l’idea di “padroneggiarli” e iniziare a vivere con loro, accettando che non esiste un punto di arrivo, ma solo un continuo approfondimento. Compresi che ogni lettura non è una conferma del sapere, ma un’apertura al non sapere, alla scoperta.

Ritrovata questa nuova prospettiva, i Tarocchi smisero di essere un oggetto esterno a me e divennero un’estensione della mia consapevolezza. Da quel momento, iniziai a usarli in modo diverso: non più come uno strumento da “maneggiare” ma come un portale per esplorare la mia e altrui profondità interiore.

Oggi, quando lavoro con i Tarocchi, non cerco risposte preconfezionate, ma domande migliori. Li vedo come chiavi che aprono porte, alcune delle quali non siamo pronti ad attraversare immediatamente, ma che ci invitano a tornare quando saremo pronti.

Ed è questo che cerco di trasmettere a chi si avvicina ai Tarocchi: la lettura non è un’abilità che si acquisisce una volta per tutte, ma un viaggio continuo di esplorazione. E ogni resistenza, ogni momento di crisi, è solo un segnale che siamo pronti a spingerci un po’ più in là.

Se ti sei mai sentito perso, frustrato o arrabbiato nel tuo percorso con i Tarocchi, sappi che è parte del cammino. È il segno che ti stanno chiamando a una comprensione più profonda. Sta a te decidere se accogliere la sfida.